27 ore all’alba

Posso ancora chiamare bellezza
Il profilo che conosco a memoria,
La strada che mi porta da te.
E pure l’erba, che hanno appena tagliato
Lasciando scoperto qualche fiore testardo.
Posso ancora chiamare bellezza
L’odore del caffè che sale le scale
E rimane alla porta per non disturbare,
La voce che rimprovera coraggio
E quella che predica il perdono.
Posso ancora chiamare bellezza
Le mie parole ripiegate in una borsa,
Una presa di coscienza tardiva,
Il finale di una lettera ammuffita
Che dovevo spedirmi da solo.
Posso ancora chiamare bellezza
Il mare che intorno ha soltanto altro mare,
I miei occhiali sporchi di salsedine,
Il pittore che ha finito il vino e i colori
E confonde l'azzurro del cielo e del mare.
Posso ancora chiamare bellezza
La pioggia leggera che picchia sul capo
E scivola via, come pianto o sudore,
Mentre cammino dritto verso un posto
Con un nome di donna inventato.
Ma se alzo lo sguardo vedo la gente
Che compra bellezza al mercato
Come fossero saldi di fine stagione,
Da mettersi una volta soltanto.
Per dimenticarsi in fretta di sé,
E inseguire la prossima bellezza
E l’approvazione di chi in fondo
È solo un altro mercante di fumo.
Posso solo trovare bellezza
In ciò che sembra e non è.
Semplicemente sorrido:
Abbiamo fatto bene
A non avere fretta,
E ad aspettare l’alba.
Perché non ha confini.
I pesci rossi, di H.Matisse
Rileggi la presentazione per approfondire

“Sembra che quei pesci abbiano fame. Perché non gli date più mangime?” “Perché morirebbero. In cattività non si rendono conto di quello di cui hanno bisogno: mangerebbero fino a scoppiare.” “E perché in mare non gli succede lo stesso?” 27 horas è un film del 1986 del basco Monxo Armendàriz.


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