Per il compagno

(contro il quarto)

Sotto l’occhio rosso, malizia della luna bionda,
È già stanca la danza bassa del vagabondo
Che scalda la notte feconda e assassina
E urla in tondo dentro al cielo balordo e stellato,
Sincopato da un battere sfrenato.
Battute di lupi a caccia di un alce
O d’un antilope, perché è Africa australe anche qua:
La faccia della luna finta bionda è la stessa,
Il lupo ulula un’altra lingua, l’antilope non comprende,
Mentre parte l’ultimo assalto al pensiero positivo.
Arriva l’amico e chiede sereno, vuol bene l’amico,
Non cerca avventure da antilopi in Africa australe.
Insicuro non è, e sa che il troppo bere al mattino fa male.
Che dirgli? Di certo non sbaglia,
Ma non credevo davvero che stamani l’amico
Chiedesse dell’altro proprio a me,
Che mi chiedesse per altro da sé.
Non l’avevo pensato davvero mai.
Così m’ha colto, mattutino e distratto come una rapa,
Poco virile seppur libertino, dissipato com’ero
Nel bere genuino: la testa ancora gonfia
Di idee nottambule e quant’altro,
Da posare sulla bilancia già carica
Del mio sguardo deficiente
E sottomesso alle palpebre ancora a metà,
Come tapparelle occhialute.
Che dire all’amico che ignora
L’ego titubante, caduto al tappeto?
Che fare col codice lingua,
Sempre poco maschio e troppo antilope,
Che pur conosco quasi come le mie tasche
Da ubriacone, vuote e penzolanti
Davanti all’uscita di sicurezza del bar.
Si può obiettare qualcosa che so,
O che non saprei vero: cosa obiettare
All’amico che è certo sincero?
Arriva in soccorso l’affaticante pensiero negativo,
Dialettica spontanea di un mare moto da quarantotto
Interrotto dall’ottocento positivo
Che con un colpo di mano da generale africano
Tenta invano di riprendersi il potere,
Domare la rivolta, sbranare le antilopi,
Pisciare sul fuoco dei falò vanitosi
E sui libri di storia colorati.
Non è molto, dovendo condonare
La geografia mondiale con l’acqua santa
Che è verità passiva e positiva
E quarto di mondo anche lei.
Quarti a confronto, antagoniste frazioni fra loro,
Complementari che non bastano all’intero
Che è tutto, è subito, è flocculante in fermento.
L’intero negativo, adesso in fumo fra le barricate
È denso come polenta povera e bisognerebbe
Tagliarlo col machete popolare a metà prezzo.
Il negativo anaerobico è come un respiro sott’acqua
Messo in bocca a un pesce muto e vegano:
Un’esca intimamente idealista.
Proudhon, Rousseau e Campanella
Non erano meglio di Baudelaire e Verlaine;
Caserio e Kropotkin han perso
Proprio come Raskolnikov e Mersault.
Parlando sul serio all’amico, lasciamoli stare
Che erano solo degli anarchici borghesi.
Ma l’ateo puro che ne poteva sapere?
È proprio quel novecento andato via ieri
Che, amico, io non lo capisco più!
Il positivo e la ragione si mangiano la religione,
Il positivo incoronato Quarto in nome del progresso,
Il progresso che dopo tre giorni vomita la religione,
La religione risorta e ascesa al quarto di cielo.
Amico lo sai dove finivano questi quarti di cielo?
Nel novecento.
Chi si ricorda Lucetti e Zamboni?
Che abbiamo costruito sul negativo, amico?
Una sfilata di parole legate male,
Stonate all’orecchio fidato del quarto,
Perché c’è accordo anche dentro l’unisono,
Ma è un accordo negoziato, razionato, lineare,
Si fa forza del temperamento equabile,
Calcola preciso i mezzitoni,
Si ispira alla natura del suono e alla natura dell’uomo
Prendendoci per il culo col giro delle quinte:
Ecco il quarto prepotente.
Ed io cosa dico all’amico?
L’ultimo lascito del pensiero negativo:
Non ho motivo di dire no, devo dunque fare.
L’amico copriva le spalle, un po’ incredulo
E impaurito ma efficace ausiliare dell’azione:
Vibrante e sospeso, non aveva forse compreso
Il nesso fra rivoluzione sociale
E restaurazione musicale.
Ecco come al quarto ho sparato,
Con un caustico calibro trentadue non programmato,
Una raffica di risata isterica e amara.
L’assassinio del re Umberto Io a Monza, nella sera del 29 luglio, di A.Beltrame
Rileggi la presentazione per approfondire

Gli anarchici Gino Lucetti e Anteo Zamboni furono protagonisti nel 1926 di due falliti attentati a Mussolini. Come Tunin nel film d’amore e d’anarchia, ovvero “Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…” della Wertmüller. Anarchici come Caserio e Kropotkin. Raskolnikov e Mersault sono invece personaggi di, rispettivamente, Dostoevskij e Camus.


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