Slacciati i miei sandali stanchi, I piedi nudi si posano ora Sulla schiena rugosa del prato. Lo immagino una bestia verde Il cui sonno troppo leggero Sta per essere disturbato. Ma il prato non fa una piega, E distesa m'accoglie la quiete.
Vorrei cavalcare il mio prato, Abbeverarmi in terre lontane Che son nel profondo soltanto Il pezzo di prato di un altro. Ma il prato è un gatto isolano Che ha scelto il suo posto nel mondo Per restarci un milione di anni, Senza mai appartenere a quel posto.
Il prato è una vecchia signora Che ha appreso con l'esperienza A vestirsi in modo diverso Primavera dopo primavera. Fiorisce e cambia colore, Come le mappe nei volumi di storia. Germogliano i semi, che annunciano L'avvicendarsi d'un altra bandiera.
Crescevano qui le margherite bianche: Perché adesso sono tutte viola? Cerco invano un motivo sui libri, Nei racconti confusi dei vecchi. Tornerà il verde tra venti giorni O un'onda gialla ci sommergerà tutti? Passerà anche il blu, e fra vent'anni Spunteranno di nuovo i papaveri.
Ho perso il conto di tutto il rosso Che abbiamo versato sul prato. Inutilmente, perché alla fine Fiorisce sempre del colore che vuole. E questo vento che non ti dà tregua, Anche lui parla la lingua che vuole: Tu non capisci il vento, né il prato E continui a innaffiarlo di rosso.
Il prato è una vecchia signora…
Fiorisce e cambia colore,
Come le mappe nei volumi di storia.
Rileggi la presentazione per approfondire
La città di Leopoli si chiamava Lemberg sotto l’impero Asburgico. Lwòw fu annessa alla Repubblica Polacca nata dopo la Grande Guerra, ma nel 1945 divenne sovietica, col nome di L’vov. La popolazione polacca fu espulsa e trasferita a Breslavia, tedesca fino ad allora. Dopo il crollo del muro, L’viv dal 1991 fa parte dell’Ucraina.
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