Le mie risposte sgarbate e frettolose, La totale noncuranza verso il prossimo, Il momento in cui scende su di lui quell'aria Pesante, come per farlo accomodare Davanti a un plotone d'esecuzione. L'ira scagliata verso il primo che passa, Che gli avevo pure tagliato la strada: Un'imprecazione gratuita, estemporanea, Indubbia prova d'ingegno e grande maestria.
La merda tolta con perizia dalle scarpe Che ha imbrattato tutto il marciapiede, Tre foglie secche e un fazzoletto d'erba. Una dose omeopatica di pipì in piscina, La cartina delle caramelle che scivola, Distratta, nel bidone dell'umido. La tovaglia scossa giù dal balcone, Con una rapida mossa di kung-fu: Altre briciole messe al tappeto, o sotto.
La grossa mela rossa che rotola a terra, Riposta con cura sul banco della frutta, Per nascondere la vergogna dell'ammaccatura. La gomma appiccicata sotto alla sedia, Il bicchiere sporco a cui ho cambiato di posto, La brioche farcita con un pelo del gatto, Una spinta sul tram, la portiera graffiata Per il calcolo approssimato di una distanza Ch'era francamente difficile da mettere a fuoco.
La fila al concerto, saltata con disinvoltura, Passaggi scroccati senza ricambiare il favore. Un bullone avvitato con sufficienza, contando Su sistemi di sicurezza predisposti da altri. La fetta del pane che sto per offrire, Che è sempre quella più sbruciacchiata, L'ambigua abilità nel rigirare la frittata. Ricordo le scuse inventate quand'era tardi E il mio orologio da tasca, puntuale, si fermava.
Ogni volta che ho fatto finta di nulla E fischiettando mi dileguavo nell'ombra. Come quando passo davanti a casa tua, Mentre intono contento un motivo allegro Per celebrare la mia autoassoluzione. Confido nel karma al contrario: Faccio i conti del male che ho fatto, Che compresa inflazione e interessi, Non arriva a un terzo di quel che ho subito.
Perché non è stato un lancio di dadi truccati, Due elettroni al buio che si scontrano per caso, Una perfetta tempesta di disordine e fatalismo, Il danno collaterale di un rischio calcolato male, L'entropia del fuoco amico, ironia della sorte, Indomabile inerzia d'una valanga di guai. Tu hai proprio scelto di farmi del male, Pianificato ogni mossa, con la candida ingenuità Che si riconosce a chi ha tutta la vita davanti.
Pochi i dettagli, ma tanta cattiveria improvvisata. Poca l'esperienza, ma la giocata ti è riuscita bene. E mentre raccoglievo i cocci ti sei pure divertito, O quanto meno hai riso, d'un riso grasso e sornione. Ne avrà certamente tratto il giusto nutrimento Quell'effimera popolarità che hai avuto un tempo. E proprio lì dove abbiamo lasciato interrotti I miei acerbi sogni adolescenti, adesso Comincerà a maturare il tuo incubo.
Confido nel karma al contrario:
Faccio i conti del male che ho fatto,
Che compresa inflazione e interessi,
Non arriva a un terzo di quel che ho subito.
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Il karma è la legge di causa-effetto che collega le azioni di una persona alle conseguenze che ne derivano. È un concetto fondamentale delle filosofie e religioni orientali. Nel cristianesimo il destino di ognuno fa parte d’un progetto divino: agli uomini è solo concessa la libertà di scegliere come adeguarvisi. Mandala fotografato dal prof.Ranga Sai.
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