Aurélie N.

(11, rue Père Cambier 7890 Wodecq, Belgique)

C’è un vecchio indirizzo ingiallito
Fra le storie di qualcun altro mai lette.
Un inutile recapito di cinquant’anni fa.
Una storia di collegamenti interrotti
E di bombe americane.
Una storia di miniere e grisou,
Di strade migranti e polverose,
E postini francofoni in Vespa.
C’è un vecchio compagno annoiato
E un gioco inventato per caso,
Per non tediare quell’attesa spontanea
Che gli leggo sulla punta del naso.
Sta per volare anche l’era dei giochi;
Come si fa ad ancorare i bambini?
È la prima volta che scrivo d’un uomo:
È com'essere sbronzi senza aver bevuto.
Ci sono parole vecchie
Che vanno insieme a parole nuove.
E c’è lo stomaco, come un cilindro
Così sicuro, che ci regalerà una sorpresa.
Ed io che non so immaginarne il contenuto,
Costretto a vendermi a scatola chiusa,
Ad innamorarmi col buio,
Tentennare e disilludermi solo.
In inverno, si sta fermi
Col sole sul collo.
A muoversi un po’, il freddo
Tormenta già i capelli.
E se c’era qualcosa di buono,
Era buono e mio fin dal principio
E mi piace portarlo al collo ora
E non importa se appare ridicolo.
C’è un nome che è come una strada
Che attraversa le Alpi dov’è più facile,
Dov’è l’estate e il mare è tranquillo.
La brezza, alla sera, porta parole straniere
E il piacere d’esser terra di conquista.
Con la bandiera impressionista sul petto,
Giù per Fontainebleau come un pazzo, ululando:
“Da sempre adoro i nomi che iniziano per A.”
Fotogramma della pellicola "Il sorpasso" di D.Risi, i due protagonisti in auto sulla S.S.1 Aurelia
Rileggi la presentazione per approfondire

Quando l’ho conosciuta, Aurélie cantava una ballata triste con la chitarra, una canzone dove la parola “réalité” si ripeteva continuamente. Era una cover famosa o un pezzo suo? L’ho cercato, invano, dappertutto. Ovviamente l’indirizzo non è quello che mi aveva dato (forse era inventato anche allora, perché non ho più saputo nulla di lei).


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