(masterizzazione di un sogno)
Ci sono luoghi, facce,
O cose che da tempo non vedo
E non ricordo più
Se erano buone o cattive.
Le parole che portano, invece,
Son sempre fresche e calde
Come il pane sfornato al mattino.
Sul letto riposa un corpo gentile.
La brezza passa per finestre ancora assopite
E il corpo risuona, tutto intero,
Nella stanza accecata di sole nuovo.
La vibrazione sulla pelle è dolce
All’orecchio avvezzo al buio e al sonno,
E non distoglie quel corpo
Dall’onirica veglia sonora.
Riposa e sogna, tenuto in vita
Da quei suoni di carne.
Lo sveglia bruscamente il compare digitale,
Fatto di nulla e nemmeno pensiero,
Che ha raccolto quei suoni di carne
Dal vento e dall’uomo che riposa
(Adesso non più, è seduto sul letto).
È subito venuto a restituirli:
Davvero geniale il compare,
Davvero gentile, a regalarci
Musica fuori dal sonno.
L’uomo riposato è felice e stupito,
Entusiasta dal suo corpo che suona:
Lo sa che è il suo, perché il compare non sbaglia.
Così ascolta quei suoni mai sentiti,
Che non sapeva né buoni né cattivi.
Poi ringrazia il compare,
Rinuncia al tepore delle coperte
E si alza per andare alla vita
Fiero e sicuro che nulla del sogno
Sfuggirà mai al compare digitale.
Ma quando il compare vorrà parlare
Alzare il volume non servirà,
Perché lui non ha per sé quei suoni di carne.
L’uomo che di nuovo riposa
Non sente e continua a dormire,
Col suono di carne nelle orecchie,
Portato dal vento, quel vento che l’uomo
Non s’è chiesto ancora se sia buono o cattivo.



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