Se avessi visto le migliori menti della mia generazione
Distrutte da pazzia, affamate nude e isteriche,
Battere strade di negri all’alba in cerca d’una pera di furia.
Se almeno avessi visto quelle menti
Spezzarsi le ossa, e con che sacrifici autarchici,
In nome di un nazionalismo patriottico e romantico
Che colpisce colpevole e innocente
Come bomba cieca al mercato della frutta.
Se avessi visto le migliori menti della mia generazione
L’una contro l’altra,
Barricate d’automobili a rate date a fuoco,
Molotov scintillanti,
Organizzazioni inquadrate e gerarchiche e monolitiche
E solitari terroristi fusi di testa,
Anarchici distratti e libertari e libertini,
Morti d’aids o d’ordigno avariato,
Incapaci di rendersi conto di combattere lo stesso nemico,
Mentre la noia temporeggiante del riflusso
Avanzava senza esitare.
Se avessi visto le migliori menti della mia generazione
Salire sui monti e sparare e morire e vendicarsi anche,
Come all’essere umano natura comanda
-E non religione ipocrita
Condannabortosponsorizzaguerrafondai-.
Se avessi visto un uomo, solo e storto in solitudine,
Contro tutto e contro tutti, pensare
E sciogliere le briglie con naturalezza al suo pensiero,
E legare idea e prassi.
Se avessi visto le migliori menti della mia generazione
Ad un passo
Dal cambiare definitivamente le sorti della storia umana,
Tra Praga e Parigi, attraversando l’Alsazia e la Lorena
Prendere un passaggio sul bel Danubio blu,
Risalire le colline di ferro,
Gettarsi a testa in giù da Notre Dame a San Vito.
Se avessi visto autostoppisti e campeggiatori
Di tutto il mondo unirsi in comuni
E predicare amore libero
E totale e totalitario
Inventarsi religioni e sciogliersi subito dopo,
Sconvolti da acidi cattivi,
Da piatti da lavare,
Da panni da stirare,
Da crisi isteriche di nuda gelosia,
Da auto dondolanti per fare l’amore
E da maniaci sessuali in trepidante attesa.
Se avessi visto un vagabondo solo, vestito da marziano,
Attraversare metropoli a piedi in sandali bisunti
E piovere in sperduti villaggi tra sguardi esterrefatti
E parole parole parole
Che mai verranno capite,
Divorato da zanzare malariche all’imbrunire
O lasciato in pasto ad eserciti ordinati di formiche rosse
Pronte alla carica.
Se avessi visto gli ultimi disperati assalti
Di un capitano di ventura
Che non comanda più niente, nemmeno la fame,
E non riceve stipendio, intrappolato
In un gioco di cui non intravede la fine,
In un’epoca che sembra non morire mai,
E invece lui ci rimette la pelle o cent’anni di galera;
Mentre altri capitani iniziano rivoluzioni alla rovescia
Per poi sprofondare nell’oblio,
E la roccaforte da loro assediata grida la resa,
Va a rotoli e degenera, e la colpa o il merito è altrui.
Se avessi visto le migliori menti della mia generazione,
Una generazione che migliori menti ne conta ben poche,
Se avessi visto con i miei stessi occhi
Le migliori menti di quella generazione
Che ha preso a picconate il muro di Berlino,
Sconvolgendo equilibri di mezza età
Che parevano esistiti da sempre,
Rendendo vana la possibilità
Di appellarsi ad un giudizio soggettivo.
Invece ho visto le armi ridursi da una parte soltanto
Mentre entrambe continuano di contrabbando
A mantenere vivo il braciere di carne di tutto il mondo:
Se avessi potuto guardarli negli occhi e chiedergli
E supplicarli di fermarsi,
Dio li avrebbe perdonati per non sapere quel che fanno.
Se avessi potuto intimidirli,
Brandendo un brandello di ideale, di ragione,
Di speranza o profezia catastrofica.
Ho visto strati sociali dissolversi nel gorgo dell’inflazione
E della tecnologia,
Operai spinti in alto nella corsa al successo,
Sfruttando monete forti o metodi violenti,
Abbagliati e drogati di denaro
Correre su e giù notte e giorno orario e straordinario
Notturno e festivo
E porgere omaggi al padrone
E leccargli il culo e venderselo anche,
Per un posto per il figlio
Maggiorenne diplomato militesente.
Ho visto le fabbriche smontate
E rimontate nei paesi più poveri,
Dove il soldo è debole e il buco dei governanti è bello unto,
Dove non ci sono leggi antismog
Dove il femminismo non è arrivato -ringraziando Allah-
Dove l’indigeno è sfruttato
Come in una piantagione di cotone;
E ho visto questo lavorarvi con gioia
Lavorarvi dodici ore e cibarsi di televisione via satellite,
Senza ribellarsi, senza aprire bocca, senza cantare i blues.
Ho visto lettere di licenziamento recapitate dal postino
Ignaro di tutto perché domani licenzieranno anche lui
E il vicino fregarsi le mani, perché
“Questa volta non tocca a me”.
Ho visto l’occidente ripulirsi d’ogni scoria
Sociale o radioattiva
E inquinare Africa e Indocina ed esserne fiero
E diventare un esempio per il mondo intero:
La libera e democratica Nazione delle Discariche
Potrà sperare di vendicarsi?
O dovrà vomitare direttamente sulla luna
Il surplus del benessere che verrà?
Ho visto i barboni sfortunati delle città dell’ovest,
Dove tutti passano di fretta
E una birra per i loro dolori costa cento volte di più;
E ho visto le strade affollate di Benares,
Dove vivere non costa niente
-Ma nemmeno morire-
Eppure là scorre il Gange.
Ho visto le religioni combattersi da una parte sola
Oppure vendicarsi e reagire:
L’importante è che il sangue
Continui ad innaffiare i calici.
Ho visto le religioni secolarizzarsi in fretta
Grazie al lavoro alla famiglia al consumismo:
Mentre da tutt’altra parte si cercano disperatamente
I due minuti, fra le faccende da sbrigare,
Per entrare in una chiesa e pregare
E chiedere un futuro migliore;
Senza pensare che a desiderio esaudito
Sarà la loro ultima volta davanti a un altare.
Ho visto le migliori menti della mia generazione
Analizzare campionare e sperimentare,
Oppure le ho viste elucubrare, idealizzare e pronosticare,
Dall’alto del loro rifugio dorato,
Mentre in basso la terra si sbriciola sotto i loro piedi
E per fortuna c’è chi è riuscito a spiccare il volo
E a mettersi in salvo per i prossimi settant’anni.
Ho visto le migliori menti della mia generazione
Assistere a questo triste spettacolo
E sorridere e sghignazzare
Dicendo “l’avevo detto, Io”
O “Era impossibile fare meglio di così”,
Pieni soltanto di sé e noncuranti del resto;
Ho gettato un ultimo sguardo
Tra le macerie e i loro occhi scintillanti di individualismo,
Ed ho pensato,
Ed ho creduto,
Sinceramente,
Di poter gettare un urlo.
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