Pančevo

Nell’etere azzurrognolo,
Tra nubi ancora assonnate,
A cavallo di ali trasparenti,
Arriva la bottiglia.
Venuta a rubare un po’ di vita
Ai nostri pacifici petti malati.
Un fuoco caldo nel ventre
E nella bocca che morde il vetro
E succhia il nettare.
Mentre la gola si rischiara
E gorgoglia stucchevoli parole:
“Guerra è sempre, stai sempre pronto.”
E la radio gracchia con voce argentina:
“Erano riservisti montenegrini ubriachi”.
Sul foglio di carta le “troppe grappe
Ingurgitate per marciare tra la neve alta”.
E un sottofondo di odio etnico.
“Ma io sono un croato, un buon croato:
Non sono nazionalista”.
Intanto le ore toccano i minuti,
Le nuvole si arrossano
D’un fuoco straniero, e le guance
Col vino della mia terra,
Che ormai può solo uccidermi.
Prima che la notte scenda
Sotto le vostre premurose coperte,
Sotto una calda nebbiolina
Di vapori balsamici e d’incensi d’oriente.
Prima che vostre ponderazioni
Ci piovano addosso con le loro scorie impoverite.
Prima che quaggiù il cielo si illumini a tratti,
Benedica il giusto e annienti il criminale.
Prima che il turco porti via l’immondizia condominiale.
Voi che navigate in un benessere isotopico,
In abbondanza di luce e all’oscuro di tutto:
Dove prendete la legna da ardere?
Al di là del mare, pescatori disorientati
Di paura e rachia, di slivova e rancore,
Veleggiano lungo il grido
Che sveglia la città, i corpi spossati
E le teste assuefatte: “Domattina
Cercheremo le persone più care,
Torneremo nelle fabbriche distrutte”.
Così oggi essere ubriachi
Non vale più d’una scusa.
Le scuse risparmiale giorno per giorno,
Nascondile sotto al materasso
E spendile tutte se c’è da andare a morire.
Scatto della mostra "Kosovo e Metochia, radici dell'anima" (fotografia di Darko Dozet)
Rileggi la presentazione per approfondire

Nella Croazia cattolica e nella Bosnia musulmana la lingua serbocroata si scrive con l’alfabeto latino. In Serbia e Montenegro, a maggioranza ortodossa, con quello cirillico. Le religioni e i nazionalismi non smettono mai di fabbricare odio da riversare su chi è diverso, anche dove il diverso non esiste. Fotografia di Darko Dozet.


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