Camminante

(fuga in me minore)

Sento la vicina col gatto che bisticcia:
Lui aspetta solo che parta la miccia.
Io aspetto solo il momento preciso,
Che un volto per strada diventi il tuo viso.
Aspetto l'inizio di un pezzo inventato,
Rubato al sogno a cui resto avvinghiato,
Quando tutto poteva ancora accadere:
Aspetto la fine di questo bicchiere.
Poi parto all'improvviso, 
Come sempre senza avvisare.
Punto dritto il solito sentiero
Lungo l'argine del fiume
E mi lascio la porta alle spalle.
Mobilito una prima linea di passi svelti,
Schierati per combattere il freddo.
Il casco d'ordinanza a proteggere il capo.
Oggi ascolto una lingua straniera,
Accompagnata da un basso ostinato:
Cavalcano il pentagramma tra le fiamme,
Mentre nella mia testa prende forma
Il disegno di un paesaggio mitologico.
Accalcate alla fine della battuta,
Le note non riescono più a passare.
Inciampano e precipitano leggere,
Come quei semi dalle ali di farfalla
Che scendono dagli alberi danzando,
Mosse appena da una bava di vento.
Passo incredulo davanti ai cipressi
Che mi accolgono con la punta quadrata
Un'ora prima del crepuscolo invernale.
La luce effimera taglia in due il bosco
E manda all'aria tutti i colori:
Poco male, perché anche gli alberi grigi
Io è una vita che li dipingo di marrone.
Le parole, a differenza della musica,
Le puoi mettere assieme senza timore,
Senza rischiare d'avventurarti
Tra i pericoli della dissonanza.
Le parole hanno gli occhi celesti
Per guardarmi annaspare.
Se oso dargli voce mi tolgono il respiro
Come un boccone masticato male.
Le parole hanno già una fame nera,
E il pranzo non è ancora pronto.
Hanno mani e braccia, forti abbastanza
Per liberarsi dalla mia stretta:
Sgusciano via, rotolano a terra,
E io esausto, io in frantumi, coi piedi
Le pesto per scacciarle da questo incubo,
Perché vorrei chiuderla qui, farla finita.
Ma non esce sangue, dalle mie parole.
E mi costringono ad andare avanti.
Queste parole che hanno freddo
E adesso mi tocca anche scaldarle.
Queste parole volubili e distratte,
Che han perso la via di casa,
Che non han preso né sciarpa né guanti,
E se incontrano un profilo conosciuto,
Sicuro si dimenticheranno di salutare.
Le bacche si tingono di rosso 
Per richiamare la mia attenzione.
La natura, in inverno, ha solo i colori:
L'aria fredda è più pesante,
E io ho un principio di raffreddore.
L'unico odore che riesce a passare,
Tra le narici congestionate
E la legna bruciata male,
È quello del detersivo,
Un'indefinita fragranza fiorita
Di panni stesi ad asciugare.
La rugiada delle tre del pomeriggio 
È lì da stamattina e non se ne andrà mai.
Fra poco farà di nuovo buio.
Queste scarpe bagnate mi ricordano
Che per riuscire a tornare in tempo
Prenderò la scorciatoia in mezzo ai prato,
In discesa, rischiando di cadere.
La nebbia, che si era appena sollevata,
Scivola rapida giù dalla collina,
Come la lingua di un gatto meticoloso,
Che si liscia con cura il pelo fatto d'erba,
Prima di acciambellarsi sulla valle,
Cercando di trattenerne il tepore.
Paesaggio invernale al chiaro di luna, di E.Kirchner
Rileggi la presentazione per approfondire

A volte basta poco per far partire la miccia dell’ispirazione e sguinzagliare quelle parole che s’erano rintanate chissà dove. Basta uscire per la camminata a un’ora diversa dal solito per scoprire un paesaggio nuovo. Non riesco a farlo con le note: questo spiega perché le mie canzoni sono sempre in cerca di musica.


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