Nell’agosto del ‘91, La guerra fredda sepolta e congelata per sempre.
Io timido e ignaro, Che con la sua partenza Non avrei capito più nulla del mondo.
Tu zarina comunista di socialdemocrazia di paese. Scivolano i piedi scalzi, Sullo strato viscido D’acqua clorata ed erba tagliata, Scivolano gli anni Oltre il bordo del secolo breve.
Faccio fatica a ricordare io, Piccolo rivoluzionario autarchico e intollerante, Figlio di una debole violenza incostante, Le trecce che odiavo. Faccio fatica a ricordarle, Ora che le ciocche ribelli dei miei capelli sgozzati Insorgono al cielo e m’annebbiano la vista.
Sommerso dall’ignoranza totale che mi circonda E mi discrimina. La mancanza di coscienza, umana o civile: Che confonde divorzio e aborto, Che non conosce i kolchoz, né la grande depressione. E non si chiede E non si sforza Non si prodiga aldilà del suo piatto di pastasciutta, -Oppio mediterraneo- E non la smette, il porco, Non desiste, grugnendo, Alla ricerca dell’illimitato desiderio fisico, Rotolandosi nel fango, Leccando pallide bucce d’anguria piovute da chissà dove.
Cercando un po’ di tranquillità, Tra le trecce tagliate e chiuse dimenticate in un cassetto Dalla zarina bolscevica Che adesso predica pacifismo e volontariato E terze vie nazionaliste E buone azioni Per consolarmi, Come se m’avesse tolto il ciuccio di bocca.
Tu zarina comunista di socialdemocrazia di paese…
Che adesso predica pacifismo e volontariato
E terze vie nazionaliste e buone azioni
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Ancora un parallelo uscito dal cassetto: il giorno del putsch di agosto che sanciva la fine dell’URSS e del mondo come l’avevamo conosciuto fino ad allora, due bambini cresciuti servendo ai tavoli della festa dell’Unità iniziavano il loro viaggio verso l’adolescenza. La foto delle barricate è di David Broad.
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