A tutti i pirati in ascolto: Ammainate le bandiere nere. E anche voi, comunisti eviscerati, Atei nostalgici, Partigiani in purezza, Materialisti neomelodici E metodici brigatisti: Gettatevi alle spalle tutto quel rosso. Ve lo dico per l’ultima volta: Fuori dal sottosuolo!
Son qui per divulgare a scopo propedeutico Il mio grande amore sovversivo, L’esperire che m’ha scavato sotto i piedi E che è stato il pessimo maestro Del due per due uguale cinque. Nulla a che vedere con la generosità Del quarto di mondo che m’aspetta E già prepara l’acqua benedetta.
È furioso con chi ha sottratto ai suoi occhi Un po’ d’aritmetica autorità. È preoccupato e paterno Perché sì, “è un bravo ragazzo, Ma si sa che quelle son cattive compagnie.” Il quarto è preciso, forte e formale: Un perimetro normativo che per nostra fortuna Non lascia margine al libero arbitrio, Nessuna metastasi nella perfezione scientifica.
Ora che il sottosuolo m’ha addestrato, Il capitano diventa soldato, Difende la sua zona d’incertezza, Sprona la recluta all’assalto disperato Del quarto di mondo che si fregia sicuro Di un distintivo da intero, Lui che è pur sempre un razionale.
Comunisti eviscerati,
Atei nostalgici,
Partigiani in purezza,
Materialisti neomelodici
E metodici brigatisti
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Underground è un film di Emir Kusturica (Palma d’oro a Cannes nel 1995): i protagonisti, due partigiani jugoslavi, si nascondono con familiari e amici nei sotterranei di una Belgrado occupata dai nazisti. Ma sono anche le “Memorie del sottosuolo” del personaggio di Dostoevskij e del suo “due più due uguale cinque”.
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