Quando ti ho conosciuta scrivevi solo con la sinistra: Adesso prendo in prestito i tuoi occhi chiari, Ogni mattina, per ripulire la strada dal fango. E su quelle spalle strette puoi caricare un altro pianoforte.
Tra risate di marmo e sguardi abbottonati male, Cadono una ad una le facce con cui ho parlato stasera. La macchina dello zucchero filato se le mangia, Con tutti i colori: le trita, le mischia ed esce solo bianco.
Sembra una nuvola da quanto è soffice, Ma dietro non c'è il cielo ad aspettarci. Dentro alla tenda sbiadita del circo, Una discarica d'auto d'epoca arrugginite Con gli adesivi del suo gruppo preferito. La prima generazione a lasciare in eredità Gli scheletri di cemento del benessere Al posto di papaveri e cipressi.
Guardo di nuovo la scena al rallentatore E vorrei chiederti se ho recitato bene, Se ti ho convinto quando ho tolto il cerotto, E poi mi grattavo e mi scrostavo di vita di dosso. D'altra parte la ferita sanguina ancora. Pensavo di colpire io per primo, Ma ingenuamente ho scoperto il fianco All'eventualità che tu non avessi niente da perdere.
Urlo con la bocca chiusa per non sentire il dolore Che parte dalla mia testa e mi affetta a dadini. Non dormo, non scrivo, non mi conformo, Non cerco un alibi al tuo movente: Sogno soltanto un plotone d'assuefazione, La pacificazione di un dopoguerra, Il proclama di un decreto d'urgenza Che cancelli questi giorni dal calendario.
Esco con la fretta di parlare un'altra lingua Perché nemmeno io riesco a capirmi: In questo teatro degli orrori di grammatica La rinuncia è l'unico gesto che mi consola. Perché quando tocco questi ricordi, In astinenza di tranquillità, tremo ancora. Dal naso colano le storie inventate, Ed ognuna racconta che ne è valsa la pena.
Cadono una ad una le facce con cui ho parlato stasera.
La macchina dello zucchero filato se le mangia,
Con tutti i colori: le trita, le mischia ed esce solo bianco.
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Lo zucchero filato, come il caramello, simboleggia la mia avversione alla dolcezza. Perché è un tratto che attira i predatori di dolcezza. Hanno bisogno di assumerla dall’esterno per liberare la dopamina necessaria a dare un senso alla propria esistenza che, alla resa dei conti, è sempre insipida.
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