Paradiso terrestre

Il serpente che striscia nell’Eden
È subdolo e sano.
Nell’unico istante in cui la mela è matura
Si materializza l’amore divino,
Che gli alchimisti della teologia da secoli
Costruiscono nelle fogge più svariate,
Sopra castelli di regni dogmatici,
In atmosfere solide di aria granitica.
Gli atei, testimoni oculari indignati
Mandati al rogo per non parlare,
Gli atei che li hanno derisi
Con l’aiuto del lume razionale
E della conoscenza positiva,
Adesso si mangiano un po’ le mani:
Ma ben presto affileranno, nuovamente,
Le armi degli scettici.
Eccoci invece in una magnetica corsa senza polmoni;
Restiamo appiccicati e attratti ancora,
Con la forza di un meteorite.
Non è un esperimento epistemologicamente corretto.
Se le parlassi non capirebbe un’acca, e una carezza
Non seguirebbe i canoni della ricerca scientifica.
Mi contiene, si sovrappone, ci scontra,
Si scompone, ci travolge, mi si oppone:
Conclude con un’atomica fissione.
Poi ci lascia liberi di andare.
Ma tu non pensare a queste parole.
Mordi appena la polpa zuccherina.
Succhia il nettare di adesso.
Lascia che il tempo sfiorisca le rose:
Guarda tra i petali appassiti e prendi il più bello.
Der Sündenfall (il peccato originale), di A.Segal
Rileggi la presentazione per approfondire

Il paradiso terrestre: punto di partenza delle vicende umane secondo diverse religioni, destinazione ultima per la fede ottocentesca, tra positivismo e materialismo. Il paradiso terrestre dal quale veniamo cacciati sia per gli esperimenti sbagliati (per citare ancora De André) che per la nostra vocazione all’incompatibilità.


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