Cara amica di gamba, La vita vissuta è una valanga di cenere: Avanza incessante eppure non brucia più, Leggera leggera e tutti la fuggono. Perché rimani, inferma e senza paura? Vorrei esserti sorella e parallela, Per partire strofinando insieme le cosce. Non s’allarmi lo spettatore invidioso: Non potremmo comunque mai, Per colpa del nostro varismo.
Il quarto di mondo ti scannerizza a suo piacimento. Il tuo specchio parla solo di riflessioni formali. Qual è la diagnosi? Ancora varismo? Pregherei per un silenzio, Ma c’è un cuneo fra di noi -Lente convessa per ipermetropia repressa- E le onde sonore rimbalzano, da un ginocchio all’altro, Coi loro hertz precisi e logaritmici. L’ecografia di chi non perde mai un colpo Incontra lo sforzo inutile Di chi non riesce a leggere da vicino. Tanto sono vuote queste tavole: Non sono riusciti a calcolarci, né ci hanno stampato. Merito del nostro varismo, credo.
Abbiamo in testa quella vita Che nessuna valanga può schiacciare. Curvi sotto un unico peso, Tu alzi le spalle ed io il gomito. Alla fine cadremo ugualmente, Ubriache: tu a destra, io a sinistra.
Quarto di mondo, guardaci! Chi ci ha messo tra parentesi Sapeva che saremmo cadute all’unisono, in ginocchio? E che ci saremmo stirate col sole del mattino? Legate e inerti, tremanti e impaurite, Incastonate in una reciproca stretta, Per toccarsi e ridere della valanga che ci aspetta.
La vita vissuta è una valanga di cenere:
Avanza incessante eppure non brucia più,
Leggera leggera e tutti la fuggono.
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Il ginocchio varo è una deformità anatomica degli arti inferiori: come un arco che si tende prima di scoccare la freccia, le ginocchia puntano l’una in direzione opposta all’altra. In ricordo della dea seppellita e del suo coraggio di tagliarmi i capelli.
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