Il cassetto delle vocazioni difficili

  • Ritratto di donna

    Ritratto di donna

    Ritornano gli sguardi aggressivi del ritratto che avevamo lasciato un mercoledì sera, immortalati mentre parliamo sotto una luce fioca, in mezzo alle facce degli altri. Mentre intrecciamo armonie disordinate e nuovi accordi, perché la nostra cadenza non sia mai perfetta. Ancora oggi, mi sembra di non aver finito di sorseggiare quel tè.

  • Fascinata

    Fascinata

    Il fascino langue delle serate trascorse a lasciarsi attraversare dal tempo, dei viaggi intrapresi senza una meta, della noia presa a testate. Consapevole dell’inutilità di idealizzare per puro edonismo, senza riuscire a farne a meno, e della necessità di sbagliare per sentire ancora una volta la quiete.

  • Notre Dame

    Notre Dame

    Ci sono persone che non lasciano impronte sul cammino di chi incrociano, ma soltanto ombre. Possiamo descriverne le forme e lasciarle sfilare, guardandoci bene dal toccarle, perché ne saremmo inghiottiti. La chimera fotografata da Kiko León sul tetto di Notre Dame è opera di Viollet-le-Duc e risale ad un restauro del XIX secolo.

  • Ipocondria

    Ipocondria

    Per evitare di affrontare quel senso di inadeguatezza che rende difficile relazionarsi all’altro, spesso ci si ritrova a cadere negli eccessi dell’estroversione. L’ateo Comte finirà per fondare una sua religione, la Chiesa Positivista: il suo motto “Ordem e progresso” figura ancora oggi sulla bandiera del Brasile.

  • Repliche di un mercoledì

    Repliche di un mercoledì

    Mi avvicino alla novità con la consapevolezza che sia inutile nascondere il lato peggiore. Gli occhi più attenti saranno comunque in grado di completare la composizione del mio ritratto. In rari casi si avrà la fortuna di trascorrere metà della propria esistenza condividendo mani, pensieri, parole, sguardi sul mondo che ci passa accanto.

  • Cornovaglia

    Cornovaglia

    Un paesaggio spettrale diventa la cornice perfetta per apprezzare il percorso intrapreso da chi ha scelto l’isolazionismo come soluzione alla propria inquietudine. Una marcia a tappe forzate verso l’oceano, dove il mondo finisce e non c’è altro posto dove sparire. Ma è una resa apparente, una ritirata strategica guidata da una profonda dedizione alla vita.

  • Aurélie N.

    Aurélie N.

    Quando l’ho conosciuta, Aurélie cantava una ballata triste con la chitarra, una canzone dove la parola “réalité” si ripeteva continuamente. Era una cover famosa o un pezzo suo? L’ho cercato, invano, dappertutto. Ovviamente l’indirizzo non è quello che mi aveva dato (forse era inventato anche allora, perché non ho più saputo nulla di lei).

  • Alla mia strega

    Alla mia strega

    Las brujas de Zugarramurdi, film del 2013 diretto da Álex de la Iglesia, prende il nome dal villaggio navarro dove nel XVII secolo l’Inquisizione processò 53 persone per stregoneria. Sei di loro (cinque donne) furono messe al rogo. Il titolo nella versione italiana ricalca uno slogan femminista degli anni settanta: “Le streghe son tornate”.