Impronte fresche di volpe Scavate nel cervello. Il freddo noioso Che s’allunga nelle ossa.
Ecco i primi passi Sull’anestetico cammino: Attraverso lande disertrici E cimiteri d’erica suicida.
I piedi bagnati scivolano Nel fango delle brughiere; Tra poco il giorno s’abbandonerà Su quel tuo petto sterile.
Lascio tutto quel che ho, Per la rupe dalla quale amo dondolarmi, Per la nebbia che partorisce fantasmi, Per le nubi spente che piangono senza lacrime.
Sto cavalcando la fine del mondo Perché non arrivi mai.
Lascio tutto quel che ho,
Per la rupe dalla quale amo dondolarmi,
Per la nebbia che partorisce fantasmi
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Un paesaggio spettrale diventa la cornice perfetta per apprezzare il percorso intrapreso da chi ha scelto l’isolazionismo come soluzione alla propria inquietudine. Una marcia a tappe forzate verso l’oceano, dove il mondo finisce e non c’è altro posto dove sparire. Ma è una resa apparente, una ritirata strategica guidata da una profonda dedizione alla vita.
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