Trovo scomodo lo spazzolino da denti Quasi nuovo della compagna che è stata. Ma le notti codarde in apnea Rinfrescano la pelle che al mattino, stirandosi, È quasi una goduria di velluto toccarla. Capelli ovviamente da tagliare: Le punte scalano l’Olimpo Quasi volessero bestemmiare.
Stanco della vita da bar a luci rosse Ad adescare clienti poco raccomandabili E costringerli con pistola A farmi compagnia per un altro quarto d’ora. Non mi faccio certo desiderare: Del resto a concedersi poco Si corre lo stesso rischio Di non concedersi affatto.
Osservazione partecipante Dissimulata o palese, Tra petali che non appassiscono E pulcini che prenderanno il volo. Bianco e calamite, Rose e margherite Che non si negano con insistenza, Ma mi lasciano la parte del carnefice.
Con la paura di predicare Dostoevskij, Ateismo puro o dolce indifferenza, E fare la fine di Comte a Notre Dame, Con la religione universale. Emigrare in Brasile E dopo due secoli di silenzio Ritrovare l’orgoglio in una bandiera. Ma nel frattempo tutti gli altri Erano già tornati indietro.
Non c’è nulla di più infantile Che accusarmi di essere un bambino. Sai bene che non vedo differenze Fra una notte di pioggia metronoma A far l’amore e suonare il piano Con le quinte e le none Sussurrate appena sotto le coperte, E il letto caldo rifugio di semiminime
E lo spinello pomeridiano digestivo Col blues di Viola Lee sul divano E nelle orecchie certo anche Con le ore che scorrono invano Con la testa che gira e cade E s’incastra sotto la mia ascella. È soltanto una questione di temperatura: Febbre che sale, febbre che scende.
Del resto a concedersi poco
Si corre lo stesso rischio
Di non concedersi affatto.
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Per evitare di affrontare quel senso di inadeguatezza che rende difficile relazionarsi all’altro, spesso ci si ritrova a cadere negli eccessi dell’estroversione. L’ateo Comte finirà per fondare una sua religione, la Chiesa Positivista: il suo motto “Ordem e progresso” figura ancora oggi sulla bandiera del Brasile.
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