Il cassetto delle vocazioni difficili

Polline d’inverno
L’inverno è capace di regalare vita nuova anche dove non te l’aspettavi. La brina si posa sullo stelo ormai secco e ingiallito, e sembra di nuovo fiorito di neve. Un miraggio del freddo, prima che la primavera sciolga le attese: il sole acceca ma non scalda, l’aria asciutta non può dissetarne le foglie.

Rose d’hiver
La comoda attrazione verso tutte le situazioni che ci fanno sentire come un pesce fuor d’acqua, un ateo in chiesa, una rosa in inverno. In modo da avere sempre a portata di mano una ragionevole scusa quando arriverà il momento di intonare questi quattro accordi dissonanti.

Amanti
Il dono di saper apprezzare l’altro senza lasciarsi condizionare dal fardello degli stereotipi che ci portiamo appresso. Il privilegio di poter dubitare facendo affidamento sulle proprie intime convinzioni. Il preludio di una fuga premeditata -o di una resa annunciata- che si trasforma nella certezza di saper tornare sui propri passi.

Rosa a metà
Un elogio all’indecisione di fronte a due illusioni dai contorni profondamente distinti. Da una parte l’attrazione simpatica per le frequenze, i colori e le forme avvezze ad accoglierci. Dall’altra la fascinazione per l’eleganza non convenzionale, il richiamo dell’incompatibilità, i tumulti di un inevitabile antagonismo.

Nuvolosità irregolare
L’immagine dell’altro, costruita con la percezione dei nostri sensi, passa inavvertitamente attraverso il riflesso della propria, e in entrambe ci specchiamo. Che sia una pozzanghera sudicia, un placido stagno o un fiume in piena, che siano nuvole, una coltre immacolata di neve o una foresta pluviale, occorre tuffarcisi dentro per vederla con chiarezza.

Polline bagnato
Madame è la primavera, annunciata da una brezza leggera, perfetta per spargere i pollini nell’aria e portare ovunque il risveglio della natura. Chi soffre di allergia finisce per odiare questa stagione e trova la quiete solo in quelle giornate di pioggia leggera, quando non c’è in giro nessuno.

A vanvera
Quando vediamo lo slancio eccessivo delle nostre parole in libertà schiantarsi fatalmente contro al muro dell’incomprensione, ricordiamoci sempre che il disastro comunicativo è lì per salvarci da un circolo vizioso di anestetizzanti banalità. Nel teatro della vita terrena, agli applausi di circostanza preferisco i fischi sinceri.

K2
Il punto di vista di chi è arrivato sul tetto del mondo o quasi, e adesso può solo scendere. Lentamente, planando e godendosi la vista. Oppure con l’irruenza di una valanga. Il Karakorum 2, qui fotografato da Guilhem Vellut, è secondo solo all’Everest per altitudine ed è di gran lunga l’8000 più difficile da scalare.