Un mare acerbo di verde ondulato, Filari e filari d’uva da crescere E bianchi gomitoli gonfi di latte.
S’apre la crosta terrestre: Là sotto scivolano, come in un cocktail, Queste scorze di vita: Precipitano limoni autograttugiati, Gocce di sangue e scaglie di ghiaccio, Rifiuti riciclati dal tempo Residuati di discariche All’altro capo del mondo.
Le dita riposano sui tasti neri. Una nota invisibile, alterata per tre quarti, Si ostina a non parlare. Il pianista scalzo prende lezioni La domenica mattina. Ha un debole per la sua insegnante Ed è geloso del fidanzato Che alle undici e trenta Suona il campanello per portarsela via.
Un mare acerbo di verde ondulato,
Filari e filari d’uva da crescere
E bianchi gomitoli gonfi di latte.
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Dietro le quinte di un paesaggio da cartolina si aprono scenari tormentati che vorremmo rimanessero nascosti. Nella musica occidentale la quinta dominante risolve sulla tonica in una cadenza perfetta. Muove spedita verso il prossimo accordo, senza lasciare spazio alla nota alterata per tre quarti di tono.
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