(rosolio su tela)
Da onesto laureato, in borghese,
Ripasso la lezione ancora fresca.
È un fedele canovaccio trasandato.
Non dare nulla per scontato,
E farti pagare tutto, magari a rate
O con altre agevolazioni sentimentali.
Ma se il mattino non t’avesse accanto
Si sarebbe voltato lontano,
Ed io non avrei riso di te.
Un riso asciutto davanti a quei laghi
I tuoi larghi laghi umidi
Carichi di slancio, e poi cascate
Di sguardi aggressivi che incontrano
Arbusti cresciuti lontano dal sole.
Chissà cosa t’immagini adesso,
Tu che non immagini mai
E sempre ricordi, compassata,
Sotto tremula luce d’arancio
Fantasie ferme e vive,
Poesie nude, eterni odori
Che si tuffano, strabordando sicure,
Nei soliti laghi diventati di sale.
Annusando le facce degli altri
Hai pensato tornasse la sua.
Ma dentro le facce degli altri
C’è solo uno specchio d’amore,
Che ci dipinge amanti e innamorati,
Come quei viaggiatori indaffarati
Che cercano sempre qualcosa
E comprano i quadri senza la tela.
Ed io invece volevo dirti
Quanto mi piace giocare con te:
Potrei cullare i miei piccoli meriggi,
Parlare seduto fumando come il tè,
Sorseggiarlo avido, allungando le labbra,
E sentirlo caldo anche quando è finito.
E vorrei che il tè non finisse mai,
Per volerne ancora un goccio da bere.
Potrei abbandonare le mani prima di sera,
E il naso lasciarlo sulla bocca; e così
Entrare nell’ombra, senza bussare,
Spoglio del senso dei sensi.
E dentro quell’ombra leggera
Posare gli affanni liberati dalla tela.
Tutta la notte aspettare zelante
In pacifica veglia, gli altri che sognano.


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