Perdona l’innocenza E trascura l’ignoranza dell’ape, Indecisa sopra una rosa a metà. Affonda nella noia La bellezza festosa Dei petali socchiusi.
Paiono assopiti, Ma son sempre complici E carnefici, lesti Nello strizzare l’occhio Per poi sguainare Pallidi sorrisi tristi da Pierrot.
Insetto atomico, Che si lascia sezionare Dal rosso affilato del pennello. Insetto illetterato, Ti guarda parlare E non vede che labbra.
Muto invertebrato sul pistillo, Posso ascoltare le tue frequenze E il mio ronzare tranquillo. Imenottero daltonico, Posso fidarmi dello spettro cromatico Con l’odore casereccio del giardino.
Insetto asmatico, Suicida istaminico, Avvelenato di polline; Precipitato in grembo E rollato nel petalo, infine Disperso in fumo leggero.
Insetto sociale e latitante, Assassino mal pentito, Pirata dissociato in contumacia. Amante curioso della tradizione. L’ape mellifera e la sua preda conveniente. L’ape fiondata sulla rosa a metà.
Rosa rossa di sovversione elitaria, Sentenza d’espiazione pantocrate E impiccagione in frantumi di specchio; Mentre la folla incestuosa sgozza le oche E incendia municipi marmorei, E le piume affittano tepore al ghetto quietato.
Rosa rossa di semplicità volgare, Di contadina beona e triviale E paonazza e morta di fame. Coi vescovi che tartassano E le nuvole di un boia impassibile E l’orgoglio che non implora perdono.
Rosa a metà, stupefatta eccitata Da un’innocua scintilla lontana, In culla analgesica e vibrante d’attesa, Assaggia la strada di polvere E follia termoconduttrice Ed è quasi tracotanza d’entusiasmo.
Natura, insolitamente sorprendente, Sebbene avvezza a negligenze, M’elargisce il suo istinto fortuito: Senza scassinare quel che è chiuso, Senza chiudere un occhio su quel che vedo, Per coglierla com’è: rosa a metà.
Rosa rossa di sovversione elitaria,
Sentenza d’espiazione pantocrate
E impiccagione in frantumi di specchio
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Un elogio all’indecisione di fronte a due illusioni dai contorni profondamente distinti. Da una parte l’attrazione simpatica per le frequenze, i colori e le forme avvezze ad accoglierci. Dall’altra la fascinazione per l’eleganza non convenzionale, il richiamo dell’incompatibilità, i tumulti di un inevitabile antagonismo.
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