Pochi versi

Eccomi: a scrivere due frasi sconnesse
Per parole che meriterebbero molto di più.
Con la prima penna capitata tra le dita,
Esaurita la spinta pelvica
E in astinenza da novità, io
-Che m’ero promesso di non ripetermi mai-
Séguito invece nello scavare vizioso,
Finché non residuano che parole
Pentite e frettolose, benché pensate
Con cura da qualche notte
Ormai astemia di brillanti virtuosismi lessicali.
Tra la voglia d’affaccendarsi e il bisogno di oziare,
L’abitudinario essere oggetto di scelte
Prevarica tutte le timidezze della prima volta.
Eccomi: avrei un sacco di cose da dire
E cartoni di regali da distribuire,
Di un Babbo Natale che viaggia sempre
Con gli occhi spalancati sul resto del mondo.
Mi perdo in quella stretta, rimango
E aspetto un’immagine forte abbastanza
Da schivare il Quarto, e con lui
La concorrenza continua di piacevoli distrazioni.
Eccomi: dovresti rapire me un giorno
E costringermi a vuotare il sacco
Ed aprire i regali.
Un mucchio di regali in scatole di varie forme e colori
Rileggi la presentazione per approfondire

Ripensando al mio periodo viola e a cosa avrebbe potuto trascinarmi fuori dalla stanza vuota, allagare i deserti e sedare le rivolte interiori. Avrei voluto mi rapissero e costringessero a vuotare il sacco dei regali. Ma anche questa sarebbe stata una richiesta da indirizzare al mittente, chiaramente vittima della sindrome di Stoccolma.


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