Brown sugar

Non è vero che siamo capaci
Di vedere al di là delle lenti
Costruite, dopo anni di intenti,
Coi fondi d'una bottiglia riciclata.
Sbaglia chi ci crede più audaci:
Se da fuori gonfiamo il petto,
È la paura di rifarsi il letto
E cancellare una forma scontata.
Non riesco a togliermi di dosso 
Il peso inerte di quest'affanno:
Lo zaino verde, pieno di sassi,
Me lo trascino da una fermata all'altra.
Compagni di viaggio inseparabili.
L'affanno di respirare, dormire, mangiare,
L'affanno di pensare che il ciclo si ripeta
Senza interruzioni pubblicitarie,
Che dipenda da una singola molecola,
Da un recettore o da un piano astrale.
Possiamo scegliere qualsiasi canale:
Ma tanto, con la sete che c'è in giro,
Ci porteranno a bere dalla stessa pozzanghera.
Allora mi aggrappo al desiderio inconfessato
Di tornare indietro, al caldo del solito posto,
Confortato da un pasto, da una coperta sporca,
Cullato dolcemente dal tepore placentare,
Dalle tue mani che mi rimboccano le palpebre.
E quando non mi vedi, piango:
Al buio, con le guance nella sabbia
In questo deserto al contrario.
Così le lacrime escono già asciutte
E non devi far finta di evitarle.
Così le tue anime rimangono pulite
E non c'è bisogno del sapone per lavarle.
Eppure risorgo a intervalli regolari:
Di fronte allo specchio mi attende,
Paziente, la quotidiana necessità
Di tamponare il dolore pulsante,
Di rallentare un corpo che trema
Come la luce incerta di un pronto soccorso.
Di vegliare un ventre assopito,
Di suppurare le ferite croniche,
Di grattarsi le piaghe ironiche,
Districandosi tra due fatiche:
Tagliare la testa dell'Idra,
Svoltare il becchime per la mia la pelle d'oca.
Dovrei chiedere un time-out,
Un minuto di raccoglimento
Per commemorare il minuto precedente
Che non posso trattenere,
Nemmeno se trovo un'altra scusa,
Nemmeno se gli offro da bere,
Se gli confesso che una volta mi piaceva
Dare fuoco alle macchine parcheggiate male.
Nemmeno se mi metto a contare,
Una per una, le gocce che riesco a tollerare.
Mi deprimo fino al punto esatto
In cui il dolore sparisce di colpo
E non sento davvero nessun rimorso,
Né per te, né per il pericolo che ho corso.
Ma l'effetto rimbalza e subito mi rendo conto
Che arrivano gli insulti del resto del mondo.
Spazzano via una coltre leggera di tenerezza,
Penetra la sensazione di inadeguatezza,
D'essere e di non essere, debole e ignobile.
E allora navigo con l'intenzione di affondare,
Un altro po', perché mi vada di traverso il mare,
Fino a schiacciare la testa sul fondo,
Fino a perdere il rispetto del mio angelo custode,
Dei vecchi martiri che intrecciano vimini,
Di un conoscente morto in un incidente stradale,
Di chi all'ora della cena insegue il pranzo,
Di chi è ormai assuefatto a giocare
Sotto un cielo di cenere e piombo.
Il rumore sparisce, e per un momento
Il silenzio ovattato ritorna padrone.
Poi di nuovo: il fischio del treno, l'aria si sposta,
Arrivano le carezze di carta vetrata,
Arriva l'ennesima occasione mancata.
Arriverò a essere ossigeno puro,
Con in mano un bicchiere di acetilene
Per bruciare qualsiasi cosa mi passi davanti
Compresa la tua bella faccia stanca,
Il fiume di rimmel che scorre piano,
Le mie scarpe nuove di plastica,
Il mar morto, la tua divisa bianca,
I motorini elaborati nelle terre di nessuno,
Gli arsenali delle operazioni speciali di polizia,
I granai, le ombre lunghe come coltelli
Dei bifolchi che mi inseguono ululando.
Contribuirò allo scioglimento dei ghiacciai,
A transennare i progetti e la vita degli altri,
A creare nuove tonalità di colore,
Fra le righe della mia calligrafia terribile,
Fra le righe che fanno i monitor alla stazione
Mentre annunciano che l'alba è in ritardo
E trasmettono tutti il tuo fermo immagine,
Avvolta tra le fiamme come una santa.
Mi restano tra le mani i tuoi capelli
Per provare a ricucirmi in fretta i polsi,
Per arrivare in tempo ad un'altra festa,
E dimenticare che ancora non abbiamo
I vestiti adatti per la prossima guerra.
Zucchero di canna (fotografia di Huguespotter)
Rileggi la presentazione per approfondire

L’eroina base, in gergo brown sugar per il suo aspetto granuloso e il colore marroncino, tra gli addetti ai lavori è chiamata eroina nº3 perché richiede tre processi di raffinazione. Per le sue caratteristiche è più adatta ad essere fumata. Un omaggio al disco d’esordio delle Luci della Centrale Elettrica, “Canzoni da spiaggia deturpata”.


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