In un riflesso di luce
Puntato sull’asfalto bagnato
M’ero perso gli occhiali
Apposta, per non vedere
Quel che avevo davanti.
Ch’era ancora distante
E non pesava niente
E non aveva gambe
Per partire e raggiungermi,
Per evitare le pozzanghere.
Potevo soltanto sentirlo
Dentro le parole degli altri
Mischiate in unica voce,
Di cristallo e diamante.
Che riesce a tagliare la nebbia,
A rompere gli argini
E a respirare sott’acqua,
A liberarmi le orecchie
Così piene di pesci rossi,
Così vuote di memoria.
Accarezzo l’erba appena cresciuta
Come fosse la schiena verde di un gatto.
Mentre sparisci di nuovo
Dietro le quinte, lontano dagli sguardi
Di chi punta i piedi e coi piedi
Calpesta la coda che gli era fedele.
Riesci sempre a capire
Tutto quello che vedi.
E adesso quando ti va
Puoi sentire le cose accadere
A distanza di chilometri,
Puoi annusare i temporali.
E nessuno si accorge di te,
Resti invisibile anche quando
Ti vedono arrivare camminando
A piedi nudi sui carboni ardenti.
E adesso apri le mie spalle
Come fossi un ombrello
Nella piazza del mercato quando piove
Fra milioni di gocce stressate
E un plotone di facce sbagliate.
Ci credi se ti dico
Che non ho niente in contrario
E che non sono mai stato in orario
Per provare a non farmi trovare
E che è bello anche solo star male,
Sentirsi scomodi e vivi
Sotto il solito ombrello.
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