Quando fate silenzio Le parole mi corrono in testa. Sguaiate si mettono in fila, Si spingono e si pestano i piedi E poi cadono a terra. Quando il rumore ritorna normale, Il suo tepore m’addormenta E come in un sogno dimentico tutto. E poi tutto comincia da capo, Con un altro silenzio inventato.
E se riesco a stringere forte Riesco ancora a sentire Le voci lontane nel tempo In una fresca notte d'estate. Una cupa melodia le avvolge, Le trascina fuori dai laghi Della memoria e delle illusioni. Ero appena un bambino ma presto Avrei ricordato ogni cosa: Dono o condanna, non era dato sapere.
Vorrei potermi togliere gli occhiali Per vedere da vicino chi si nasconde Dentro ad un vestito di carne, Cucito come fosse un vestito da sera, Sgualcito appena per le poche volte Che non avevo niente da fare. Come se quel che ho dentro Non potesse che aver paura di me E quando mi avvicino è già scappato via, Nell’ennesimo miraggio inventato.
Sensazione di parabola discendente. Di stella a fine corsa nella stessa notte di estate, Di primadonna sul viale del tramonto. Sensazione che arriverà a dare il peggio di sé, Dibattendosi fino all’esaurimento in cerca di attenzione Paura di vedere distrutto quel che ha fatto finora. Provare a difenderlo contro la mia stessa natura. Distrarsi per l’ennesima volta a guardare le parole Che colano incontrollate dai silenzi della testa E non sono ancora come le vorrei.
Consolarsi, ammirando quanto c’era di buono. Struggersi nell’ansia di portarle alla bocca Prima che tornino solide, come cera. S’illumina l’angolo in basso a destra del quadro. Prendono fuoco le allucinazioni rimaste sulla retina. Dissolvenza e flashback notturno. Sensazione di vuoto lasciata da un bacio, Nessuna prospettiva se non quella di dissetare il passato. Nessuna prospettiva se non quella di disertare il presente. Nessuna prospettiva se non quella di sabotare il futuro.
Sensazione di parabola discendente.
Di stella a fine corsa nella stessa notte di estate,
Di primadonna sul viale del tramonto.
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Una sensazione provata nel momento in cui si esaurisce la luce della stella buona, il tentativo di ribellarsi inutilmente alle leggi della fisica, anche quando i suoi resti stanno ormai bruciando nell’atmosfera. È la stessa sensazione di un bacio vuoto, la cui unica pretesa era quella di celebrare un passato che non esisteva più.
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