Tredici

È stato come aprire un pacco,
Una consegna in anticipo,
Un precipitarsi alla porta
Che han già suonato due volte:
Scalzo, con la bocca impastata
E non trovo più i pantaloni.
Lo sai che a me non piacciono
Le sorprese e i film d'azione,
E raramente mi emoziono
Se non si parla di una guerra
O vecchie storie in bianco e nero.
Mi imbarazzano gli abbracci,
E rimango del tutto indifferente
Quando vedo gli altri elemosinare
Almeno un sorriso di compiacenza.
Non sono mai riuscito
Ad immaginarti piccola.
Eri solo più bassa di noi:
Lo ribadivi sicura, ti bastava
Uno sgabello per arrampicarti
E capire, meglio di tutti,
Quel che non sapevamo spiegare.
Lo sai che non ho lacrime per te:
Le ho perse tutte per le canzoni
Che ti ho fatto ascoltare.
Non aspettarti un complimento,
Posso solo incoraggiarti
Ad attraversare la strada.
E se una volta ti farò vincere,
Tu non me lo perdonare.
Ora mi passi veloce davanti
E vedo solo i tuoi occhi,
Così simili ai miei,
Come fosse uno specchio
Che ho paura a guardare.
E adesso che cresci,
Lo stesso mio odore.
Non sarò un buon esempio:
Ma se hai preso da nonno
Sarai certo una figlia migliore.
Come un un fiocco di neve,
Puoi giocare a non confonderti mai
Con niente e con nessuno,
O scegliere da sola a quale zio
Ti diranno di assomigliare.
Ti lascio il mio posto a tavola
Al pranzo della domenica da nonna.
Ti auguro di non perderti mai
Nessun mercoledì, e ogni volta
Che coglierai un fiore
Di trovarci quel mondo piccolo
Che non lasci passare inosservato,
E quel ragno di cui eri orgogliosa,
E mi correvi incontro
Per farmelo vedere.
Avrai sempre un gatto rosso
Che ti scorta presuntuoso
A passeggio nel suo regno.
Imparerai un'altra lingua
Solo per potermi fregare.
Ed io testardo ti seguirò,
Litigheremo e faremo la pace.
E nessuno ci capirà niente,
Né saprà chi avrà avuto ragione.
Alla fine dovrò ringraziarti
Per avermi fatto vincere la paura
Dei nodi che non stringono bene.
Saliremo le scale assieme
Per comporre un'altra canzone.
Con la consueta supponenza,
Ti spiegherò tutte le pagine
Che non ho finito di studiare.
In cambio tu m'insegnerai,
Con un'insolita pazienza,
Quel che avrei già dovuto sapere.
Strofinerò la testa sui tuoi capelli:
Se li avrò ancora, ci daremo la scossa.
Mi chiamerai come sempre pazzo,
E per allora forse lo sarò davvero.
Ma tu custodirai gelosamente
Il nostro piccolo segreto:
Saprai che non è stata la memoria
A giocarmi questo scherzo
Quando, con un po' di nostalgia,
Confonderò come ho fatto una vita,
Il giorno del tuo compleanno
Con quello in cui dovevi arrivare.
Ventaglio e pavone, di Vio
Rileggi la presentazione per approfondire

C’è stato un periodo in cui ogni evento fuori dal comune, ogni incontro strano succedeva sempre di mercoledì. Era un giorno speciale: un vero peccato perdersi un mercoledì. L’omfalofobia è la paura dell’ombelico: la persona che ne soffre può provare repulsione alla sola vista e temere che, toccandolo, possa “sciogliersi” lasciando fuoriuscire gli organi.


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