Quarta maggiore

Se chiudo gli occhi, ovunque stia errando,
Posso posarmi piano su questa terra.
Posso abbandonarmi in un sogno lucido
Senza preoccuparmi di dove mi sveglierò.
Potrei aprirli, gli occhi: 
Ma finché li tengo serrati
Il materasso odora sempre di cumino,
E il caffè ogni giorno ha un sapore nuovo.
Non è mai com'era ieri.
Né com'era nei tuoi pensieri.
I tuoi pensieri che in tutti questi anni
Hanno rincorso i miei pensieri cattivi,
Li hanno scovati e costretti ad arrendersi,
Li hanno perduti e costretti a nascondersi,
Li hanno assolti e costretti ad difendersi.
I miei pensieri, rapiti
Dal timbro della tua voce,
Che ovunque rimbalzi
Sembra sfiorare la perfezione.
Quella stessa tua voce,
Che ha corretto con pazienza
La mia pessima intonazione.
Mi lascio guidare con prudenza
Da una contro intuizione,
Mentre attraverso col carrello
La rotonda del supermercato.
E sotto il sole apro l'ombrello,
Per ripararmi dagli scrosci
Delle competenze che ho accumulato,
Con l'alibi dei saldi di fine stagione.
Ma senza dare nulla per scontato,
Tra la nostra dialettica scolastica
E il materialismo del quotidiano,
I tuoi slanci e il mio freno a mano tirato,
I miei slanci e il tuo muro di cemento armato.
La casa che oggi ci ospita
Aveva fin dal primo giorno
Uno stereo in ogni stanza.
Suonano tutti la stessa canzone,
Con parole e strumenti diversi.
Siamo fatti della stessa pasta,
Condividiamo gli ingredienti,
L'attesa della lievitazione,
Le spezie e i macronutrienti:
Ma ognuno con le sue forme
E i suoi tempi di cottura.
Sono il cane che ti dice ti amo,
Pressoché sempre disponibile
Al confronto non richiesto,
A navigare tra le acque pericolose
Del tuo limite di sopportazione,
A offrirti supporto, ma solo quando
Il disagio s'è ormai fatto manifesto.
Sono il cane che ti attraversa la strada,
Addestrato con metodi poco ortodossi,
Miscredente intransigente, dal fiato corto,
Con la paura delle scodelle vuote,
Lo sguardo di chi non ti ascolta
Nemmeno per sbaglio e, assorto
In una nuvola d'apatia molesta,
Sorseggia il suo elisir di riflessione.
Sei la gonna larga della mia vita,
Perché mi proteggi dalle ipocondrie
E dai capricci della moda.
Ne ho passata più di mezza al tuo fianco:
Mai davanti, almeno nelle intenzioni.
Ho appena rovesciato la clessidra,
E se domani ti stancassi d'indossarmi
Dovrei sperare di vivere abbastanza
Per maturare, con l'agognata pensione,
Tutti i gradi di giudizio necessari
Per ridurre a un terzo questa pena.
Sei la quarta giusta, la cadenza plagale,
La maggiore che sa di esserlo
E non teme il vessillo della concorrenza.
Sei l'accordo costruito senza l'assillo
Di essere perfetto come il tuo disordine,
Irresistibile e con la forza di una quinta.
Poco sensibile, mai dominante,
Corrente alternata a tratti vibrante:
Si arrampica sulla tonica,
Azzarda un arpeggio, indugia un po'
E riparte per un altro giro di valzer.
Sei il motore dell'armonia popolare,
Fai muovere questa canzone
Come un pulmino della Volkswagen
Carico di autostoppisti assonnati:
Senza creare apprensione,
Alleviando tutte le insicurezze,
Risolvi dolcemente la tensione,
Le crisi e le mie urgenze di sedazione.
Rilasci lentamente la frizione,
Che slitta verso un parcheggio in salita,
Verso il miraggio di un campeggio
Con le tende all'ombra, le docce calde,
Un defibrillatore e le carriole con le provviste
Che tornano al punto di raccolta da sole.
Sei l'incalzare di una melodia schietta e sincera,
Un'orchestra di paese in completa autogestione.
Sei la notte che posso attraversare a fari spenti,
L'erba che accarezza i miei passi e non si fa calpestare.
Sei la botte che ha invecchiato il mio whiskey
E il coraggio di assaggiarne un bicchiere.
L'automobile, di R.Casas
Rileggi la presentazione per approfondire

La cadenza plagale è una sequenza di accordi che va dal quarto grado (sottodominante) al primo (tonica). A differenza della cadenza perfetta, la tensione viene risolta in modo più delicato per la mancanza del settimo grado (sensibile). Non essendo una chiusura “forte”, questa progressione può ripetersi in loop per creare atmosfere movimentate ma comunque serene.


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