È stato come aprire un pacco, Una consegna in anticipo, Un precipitarsi alla porta Che han già suonato due volte: Scalzo, con la bocca impastata E non trovo più i pantaloni. Lo sai che a me non piacciono Le sorprese e i film d'azione, E raramente mi emoziono Se non si parla di una guerra O vecchie storie in bianco e nero. Mi imbarazzano gli abbracci, E rimango del tutto indifferente Quando vedo gli altri elemosinare Almeno un sorriso di compiacenza.
Non sono mai riuscito Ad immaginarti piccola. Eri solo più bassa di noi: Lo ribadivi sicura, ti bastava Uno sgabello per arrampicarti E capire, meglio di tutti, Quel che non sapevamo spiegare. Lo sai che non ho lacrime per te: Le ho perse tutte per le canzoni Che ti ho fatto ascoltare. Non aspettarti un complimento, Posso solo incoraggiarti Ad attraversare la strada. E se una volta ti farò vincere, Tu non me lo perdonare.
Ora mi passi veloce davanti E vedo solo i tuoi occhi, Così simili ai miei, Come fosse uno specchio Che ho paura a guardare. E adesso che cresci, Lo stesso mio odore. Non sarò un buon esempio: Ma se hai preso da nonno Sarai certo una figlia migliore. Come un un fiocco di neve, Puoi giocare a non confonderti mai Con niente e con nessuno, O scegliere da sola a quale zio Ti diranno di assomigliare.
Ti lascio il mio posto a tavola Al pranzo della domenica da nonna. Ti auguro di non perderti mai Nessun mercoledì, e ogni volta Che coglierai un fiore Di trovarci quel mondo piccolo Che non lasci passare inosservato, E quel ragno di cui eri orgogliosa, E mi correvi incontro Per farmelo vedere. Avrai sempre un gatto rosso Che ti scorta presuntuoso A passeggio nel suo regno. Imparerai un'altra lingua Solo per potermi fregare.
Ed io testardo ti seguirò, Litigheremo e faremo la pace. E nessuno ci capirà niente, Né saprà chi avrà avuto ragione. Alla fine dovrò ringraziarti Per avermi fatto vincere la paura Dei nodi che non stringono bene. Saliremo le scale assieme Per comporre un'altra canzone. Con la consueta supponenza, Ti spiegherò tutte le pagine Che non ho finito di studiare. In cambio tu m'insegnerai, Con un'insolita pazienza, Quel che avrei già dovuto sapere.
Strofinerò la testa sui tuoi capelli: Se li avrò ancora, ci daremo la scossa. Mi chiamerai come sempre pazzo, E per allora forse lo sarò davvero. Ma tu custodirai gelosamente Il nostro piccolo segreto: Saprai che non è stata la memoria A giocarmi questo scherzo Quando, con un po' di nostalgia, Confonderò come ho fatto una vita, Il giorno del tuo compleanno Con quello in cui dovevi arrivare.
Lo sai che non ho lacrime per te:
Le ho perse tutte per le canzoni
Che ti ho fatto ascoltare.
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C’è stato un periodo in cui ogni evento fuori dal comune, ogni incontro strano succedeva sempre di mercoledì. Era un giorno speciale: un vero peccato perdersi un mercoledì. L’omfalofobia è la paura dell’ombelico: la persona che ne soffre può provare repulsione alla sola vista e temere che, toccandolo, possa “sciogliersi” lasciando fuoriuscire gli organi.
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