Vorrei scrivere con lettere minuscole, Parole così piccole da stare in un pizzino Che posso rimetterle in bocca e mandarle giù, Se mi catturano. Se mi torturano. Vorrei scrivere di questi tempi difficili, Con penna morbida e parole semplici Che stiano bene su uno sfondo chiaro, Con l'inchiostro blu. Con una rima in più.
Invece queste parole Mi esplodono in faccia E l'aria mi sposta all'indietro: Allargo impaurito le braccia, Ma cado comunque per terra, E sprofondo nel bianco del foglio, E il gelo mi brucia le ali, La neve mi bagna le scarpe, Il silenzio mi mangia e mi dice Che tu non torni qui da me.
Nel freddo del foglio le lettere mute Son solo pensiero e parole, di teflon: Non si attacca mai niente al pensiero. Vorrei che queste parole bussassero forte, Per dare la sveglia ad amici e vicini, Per chiamare i miei gatti a raccolta. Vorrei che quei gatti dalle unghie affilate Scendessero giù, da tetti e grondaie, Con perizia graffiassero il pensiero di teflon.
Nel vuoto del foglio bucato Riecheggia una vocale sguaiata, Dittonghi spaiati, fonemi sordi. Nel piatto, scolata la pasta, Non rimane che gente assurda, Assorta in mille digressioni, Con le loro facili soluzioni, Con le loro inutili digestioni. E fra tante parole diverse arrivo io, Che da lontano non riconosco la gente: Conosco soltanto le belle persone. Ma le parole sono come il sapone, Si attaccano al grasso e alle belle persone E le portano via, come han fatto con te. Te, che non torni più da me.
Quando cammino da tanto Apprezzo persino il vento Che mi asciuga il sudore, Che sono solo parole.
Parole spremute da sinapsi ben collaudate, Succo concentrato di corteccia prefrontale, Molecole erranti, come palline di un flipper, Attratte dai buchi neri della materia grigia, Una pioggia incessante di elettroni instabili Distillata in gocce di acqua e sali minerali.
Se invece mi fermo, il vento miope Mi scambia per una vecchia quercia E cerca di sradicarmi da questa terra. Riporto così le radici sulla riva del fiume: La luce viva mi taglia le palpebre E le parole diventano un'immagine, Dove ci sono quegli insetti strani Che camminano sull'acqua, sospesi In mezzo a un labirinto di specchi. Proiettano senza sosta un'ombra sottile Sembra il filo che fa volare un aquilone, Sembri tu che porti a spasso il cane.
Ma le parole sono come il sapone,
Si attaccano al grasso e alle belle persone
E le portano via, come han fatto con te.
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Le parole nascono sempre nel posto e nel momento sbagliato. La vocazione difficile consiste nel portarle in salvo all'altra sponda del fiume, per evitare che si perdano in aforismi buoni solo per le ditte di canzoni. Escluso il cane è una traccia rara di Rino Gaetano, già saccheggiata a piene mani per la Quarta maggiore.
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