C’è qualche lavoro da fare?
Non lasciarmi annoiare.
Portategli un martello (Uno, Due, Tre, AZIONE!).
Martello da rompere quando smette di martellare.
Lo rompo? Per vedere cos’è.
Ecco, realtà lucida e formale,
Ecco la forma senza l’azione:
È un M A R T E L L O.
Mi distacco per essere super partes
Ma penso e inferisco a posteriori:
“Frattura, quanto sei desiderabile,
Al di là della mia curiosità
Che scalda il fuoco e la brace,
Che squaglia il martello e lo rende inutilizzabile,
Inutile alle cose del mondo eppure cosa del mondo
Vi-vi-se-zio-na-bi-le”.
Per vedere… cos’è?
È alter da me.
Essere del mondo insieme a me.
Oddio, che c’è?
Vissuto.
Sì, ma dove, quando?
Passato.
Oddio, ho ucciso?
Perdono, mi pento, perdono.
Credevo, cercavo… volevo tutto e subito,
Tutto utilizzabile, tutto compreso, tutto chiaro e limpido
Sul tavolo di vetro trasparente.
Cosa?
I pezzi dell’essere nel mondo, liofilizzati.
E dov’è il dio che li formalizza?
Non sei compreso nel suo disegno.
Certamente comprensione non basta
Certamente comprensione alternativa
Emancipata dal dio della forma
Alternata al martellare quotidiano
Trascendente al solo martellare
Trascendente il dio del quotidiano e della tradizione.
Non portare agnelli all’altare del sacrificio
Tosa l’agnello senza uscire dal gregge
Stai là ma attento al pastore che spara
Stai là, là dove c’è l’azione
Ricorda le battute non essere legato prendi fiato
Riempi il tempo cerca un promemoria
Di convivialità pensa con semplicità recita con tranquillità
Attendi il sipario che chiude
Odi spettatori andarsene
Non aspettarti applausi
Resta pure aperto
Alla dolce indifferenza del mondo.
Devi accedere per lasciare un commento