Mi fermo sul ponte e lascio la bici
Con le quattro frecce accese: segnali,
Per non farsi travolgere o coinvolgere.
Annoiato a morte dalla vita
Che scorre a velocità normale.
Salvo solo i fermo immagine,
Dove debuttano le facce buffe,
I baffi disegnati col pennarello,
Le zoomate sulle comparse in secondo piano
Che traballano, sfocate, per un attimo.
E mi accorgo che le suore hanno anche loro
I nomi di battaglia come i partigiani.
Aspetto composto l’eskimo innocente
Di ritorno dai tuoi viaggi di quattro giorni
Che passano in un lampo e come lampi
Potrebbero schiantarsi sul Pilastro,
Far calare la tensione tanto da lasciarmi al buio
O incendiare una foresta.
Ma oggi non è freddo
E quando si apre il sipario escono,
Nude ed eleganti come ballerine,
Le tue mani sporche di farina,
Delicate mentre sfogliano muri di parole.
Croccanti, appena uscite dal forno,
Pronte a sfamare una truppa intera.
Le tue mani come piccoli ragni
Che tessono bandiere di pace,
Un incanto steso ad asciugare al sole.
La forza delle tue mani da suonatrice d’arpa
Nella vibrazione simpatica della mia spina dorsale.
Le tue mani come un unguento
Che massaggiano l'anima.
E torno a respirare con la bocca,
Ad aprire gli occhi sulla strada.
Le tue mani come una pianta
Cresciuta dove non te l'aspettavi.
Le tue mani incise nella retina
Come i solchi di un vinile.
Le ritrovo accanto allo zaino,
La sera prima di partire
Per i miei viaggi di quattro anni.
Viaggi nel mio stesso paese
Dove ormai si parla una lingua differente.
Viaggi dall’altra parte del mondo
Aggrappati a una connessione scadente.
Viaggi da fermo dove come su un treno
Sembra che a muoversi sia il paesaggio intorno.
Viaggi di quaranta chilometri,
In macchina, con lo stereo a squarciagola.
Viaggi di quaranta secondi,
Attraverso un corridoio vuoto,
Con una melodia in testa.
Dalla finestra guardo il cielo:
Sta per riempirsi di nuvole bordeaux,
Come se dovesse piovere vino.
Che per ripararsi dalla pioggia vera
È quasi meglio di un ombrello.
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