Viola

Con la memoria posso solo tornare
Ad una stanza vuota, ma poco tranquilla.
Dove a stento tenevo a bada
I tumulti cospirazionisti
Dei miei vent’anni alla finestra.
Immerso nei ricordi inventati,
Ricostruisco la sua assenza.
Ravvivando passioni artificiali,
Incerte avventure su carte nautiche,
In paradisi extraterritoriali
Dai contorni ben sfumati.
Oggi non resta che la paura
Di dimenticare le parole per descriverla.
Parole che ne chiamano altre, in soccorso,
Una valigetta di pelle e di parole,
Per curare una ferita
Che è disegnata con il pennarello
E che basterebbe un po’ d’acqua.
Ma della stanza vuota allora
Avevo fatto un deserto imperturbabile
Scacciando le nubi e i fronti caldi
Via via che arrivavano da ovest,
Come ospiti indesiderati.
Ne avevo bisogno per crescere
E mi divertivo a prosciugare tutto.
Come spiegare alla compagna che è stata
E all’amica che era,
Unico filo a muovere un po’ di realtà,
Che contava solo quello che non c’era.
Scivolata come perla nel lavandino,
Distratta e perduta per sempre
Ancor prima di percepirne l’essenza,
Senza poterne stimare il valore
E quanto sole aveva nei capelli.
È andata così, che potevo fare?
Pettinare la lana del mio cuscino,
Sacrificare asine nel nome del bilinguismo,
Bere il suo mosto malato
E bagnare i tramonti, per lei
Che ormai si era fatta alba?
Farmi fare a pezzi da un lanciatore di coltelli
Per entrare di nascosto nella sua valigia,
Prendere una laurea in alchimia,
Imparare a sciogliersi come inchiostro
Dentro a una busta senza indirizzo?
Correre in bici fino al confine,
Pedalando in folle sull’autostrada,
In apnea dentro le gallerie spente?
Affondare i traghetti che vanno in Corsica,
Gettarmi nell’Adige in secca?
Contare i nei sulla mano
Di tutte le persone che incontro?
In ritirata verso la stanza vuota,
Sotto il peso dei secchi di vernice
Barcollavo dopo l’ennesima Caporetto.
Incrociando un gatto randagio devo aver pensato
Che a poterlo tingere di viola,
Sarebbe finalmente tornata tranquilla.
Ragazza addormentata, di P.A.Renoir (dettaglio del gatto)